Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi e del Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, il 15 Ottobre ha approvato il nuovo Decreto Fiscale recante le “misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili”, il cosiddetto Decreto Fiscale.

Sono stati stanziati 3,7 milioni di euro nel biennio 2022/2023 per strumentazioni tecnologiche destinate all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, assunzioni di 1.024 nuovi ispettori ,660 carabinieri dedicati all’attività di vigilanza sul diritto del lavoro, .

Il decreto abbassa la soglia di lavoratori in nero presenti sul luogo di lavoro ai fini dell’erogazione della sospensione dell’attività imprenditoriale. .

La soglia passa dal 20 al 10 per cento la presenza di personale “in nero”, inoltre non è più richiesta alcuna “recidiva” ai fini della adozione della suddetta sanzione, applicabile subito a fronte di gravi violazioni delle norme sulla sicurezza.

Tra le misure proposte è stato disposto il rafforzamento del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro (SINP)

Riteniamo che non saranno i 1.024 ispettori del lavoro in più a risolvere la questione infortuni la chiave di svolta è nell’implementazione delle attività di prevenzione primaria, dalla rifondazione della formazione , da un confronto attivo tra organo di vigilanza territoriale (ASL) – datori di lavoro – lavoratori e loro rappresentanti, fino ad allora risultati evidenti non si vedranno e la prevenzione rimane ancora una volta solo un miraggio.

Prendiamo ad esempio una vicenda che ha colpito tutti, a cominciare proprio dal presidente del Consiglio Draghi: la morte di Luana D’Orazio, 22 anni, stritolata da un orditoio nel distretto tessile di Prato. Nella relazione del perito nominato per esaminare il macchinario si legge: le modifiche all’orditoio furono fatte per aumentare la produzione dell’8%. Ecco, le norme approvate ieri dal governo puntano su figure e sanzioni da far intervenire a morte avvenuta, invece di puntare su figure ed interventi che facciano capire ai datori di lavoro, ai rappresentati dei lavoratori per la sicurezza (RLS), ai consulenti in materia, ai lavoratori stessi l’insulsaggine dell’eliminazione dei dispositivi di sicurezza per aumentare la produzione. Un otto per cento in più non vale la vita di una giovane madre. Questa è la filosofia da adottare, che però il governo ha deciso di non scegliere. Difficile che gli infortuni (e le malattie professionali, non dimentichiamole) diminuiranno con le norme di ieri.